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Rapporto Istat 2017

24/05/2017



L'Istat ha pubblicato il rapporto sull'Italia per il 2017, con il quale fotografa un Paese che conosciamo: il più vecchio del mondo, secondo solo al Giappone, dove le nuove nascite sono state meno delle morti e dove la demografia è tornata indietro di secoli. Con 3,5 milioni di famiglie senza reddito, record al Sud, con 7 su 10 tra gli under 35 a casa dei genitori perché è impossibile (pagarsi l'indipendenza) con la quota più elevata in Europa di giovani che non cercano lavoro e non studiano, i casi detti Neet (2,2 milioni di persone), vero emblema dello scandaloso spreco di capitale umano di un Paese ancora contaminato dalla sfiducia. L'immobilismo di un Italia senza ascensore sociale continua a perpetuare un modello dove la famiglia garantisce l'ereditarietà dello stato sociale e riproduce modelli di formazione che diventano tradizione. L'Italia quindi è un grattacielo senza scale come a dire che l'ascensore sociale che così bene aveva funzionato nel Novecento si è bloccato, e se funziona, è solo verso il basso, con una progressiva scomparsa della classe operaia e del ceto medio, tutti insieme dobbiamo contribuire a rimetterlo in moto.
E' un Italia sempre più disuguale, dove si allunga la forbice tra ricchi e poveri.
Per quanto sopra esposto descriviamo in maniera sintetica i numeri e le considerazioni di tali gruppi sociali. La popolazione italiana nel 2017 è di 60.579.000 persone suddivise in 25.575.000 di famiglie e le più numerose sono quelle degli operai che sono quasi 6 milioni. Queste le possiamo dividere in classi di età, che sono:

da 0 a 14 anni 8.178.165 di soggetti pari al 13,5% della popolazione;
dai 15 ai 64 anni sono 38.649.402 persone, ossia il 63,5% della popolazione;
gli over 65 pari a 13.75.433, che rispecchiano il 22,7% della popolazione.

Come detto, l'Italia è il Paese più anziano del mondo dopo il Giappone e al 1° gennaio 2017 come già riportato gli ultra 65enni sono più di 13 milioni e il numero di anni vissuti in maniera dignitosa e autosufficiente è in costante aumento dal 2010 (registrando una sostanziale uguaglianza tra donne e uomini di quasi 10 anni).

- La natalità è la più bassa d'Europa 1,27 figli per donna e ciò ha determinato 474.000 nascite nel 2016, facendo scaturire il segno negativo nel rapporto nascita-morte (-134.000).
- Mentre i giovani nati tra la fine degli anni '80 e il 2000 (cosiddetti Millenials) hanno la forte attitudine a non lasciare la casa dei genitori, (sono circa 8,6 milioni), infatti, solo 3 su 10 di loro cercano una casa per vivere la propria indipendenza.
- Come accennato in apertura i giovani che non cercano lavoro e non studiano, i famigerati Neet (giovani tra i 15 e i 29 anni) sono 2.200.000, in questo caso si registra una lieve diminuzione, ma rimangono sempre i più numerosi dell'Unione Europea.
Le famiglie prive di redditi da lavoro sono 3.590.000.
Il 43% delle donne e quasi il 35% degli uomini non svolgono alcuna attività fisica o sportiva nel loro tempo libero; ma a differenza dei maschi le prime svolgono la maggior parte dei lavori domestici, con i quali producono beni e servizi per circa 50 ore alla settimana.
Quasi 4 milioni di soggetti (6,5% della popolazione), per problemi economici rinuncia alle visite mediche. Tale dato al 2004 era di 2.400.000, (poco meno del 4%).
- In percentuale, nei redditi più bassi chi non può avvalersi di cure supera il 14%, mentre nel 2008 non arrivava al 9%, di contro la mancanza di cure mediche tra i redditi più ricchi è del 1,1% (il 75% della classe dirigente dichiara di trovarsi in buona salute seguiti dai cosiddetti blue collar “soggetti con contratto a tempo indeterminato che sono inquadrati come operaio o addetto ad operazioni manuali” che si attestano al 72%). La mancanza di cure mediche è la piaga sociale di un Paese come l'Italia che si attesta tra le prime potenze mondiali. Tali disagi vengono percepiti soprattutto da donne anziane e da giovani disoccupati. Questa problematica è accentuata maggiormente nelle Regioni meridionali; di contro nelle Regioni settentrionali c'è la massima concentrazione di popolazione che versa in buona salute (circa il 71%, contro il 65% del Sud). Infine, quindi, possiamo dire che il rapporto Istat 2017 sulla popolazione italiana, segnala l'immobilizzazione o addirittura in alcuni casi l'annullamento della mobilità sociale.