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Commemorazione Vincenzo Somma

18/06/2019


A sei anni dalla scomparsa di Vincenzo Somma la sua figura di uomo e di sindacalista è ancora viva nella nostra realtà provinciale. Io personalmente,  sono sempre emozionato a parlare di Vincenzo che non è più tra noi e di cui, io, ancora oggi, sento viva la sua presenza, avendo condiviso con lui dal 1970 tutta la mia esperienza sindacale, e, fino agli ultimi istanti della sua vita, siamo sempre stati in contatto fraterno.

Alla mia mente, nonostante gli anni, si affacciano  una folla di ricordi personali, di lavoro, di discussioni, di organizzazione delle manifestazioni, di passione, ma anche momenti di soddisfazione, di euforia, di gioia nel raggiungimento dei risultati delle tante battaglie condotte insieme nell’interesse dei lavoratori e della CISL.

Nelle sue tante battaglie Somma riusciva a coinvolgere, con proposte operative e originali, i suoi interlocutori. Credeva molto nella concertazione che, sosteneva,poteva diventare uno strumento per gestire il cambiamento a condizione che tutte le parti condividessero gli obiettivi da raggiungere e i vincoli da rispettare. Se questa condivisione non c’è come purtroppo oggi accade, la concertazione si riduce ad uno sterile potere di veto che non giova a nessuno.

Somma individuò, per esempio, nella concertazione, nel dialogo costante con la Regione Campania la strada per arrivare al 1° contratto Regionale dei lavoratori Idraulici Forestali che garantiva non solo un reddito annuo ai lavoratori del settore, ma anche il diritto alle prestazioni previdenziali. Così come va ricordato la grande battaglia condotta contro il lavoro nero ed il caporalato, per la legge sulla parità previdenziale dei braccianti agricoli, per l’introduzione di nuove norme per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori agricoli e forestali, la rivolta delle Tabacchine della Valle Caudina contro la chiusura dello stabilimento di Atitransco di Rotondi, e le tante battaglie per tutte le Comunità Montane della nostra provincia.

Oggi siamo di fronte ad una profonda crisi della rappresentanza. I partiti tradizionali sono scomparsi, la fiducia nelle istituzioni ha il gradimento solo del 6% della popolazione quindi il sindacato deve farsi carico di quanti  cercano affannosamente il lavoro.

Oggi abbiamo inventato il reddito di cittadinanza legato all’accettazione di un posto di lavoro. Somma negli anni 60 organizzò gruppi di ragazze per lavori stagionali nelle risaie del Vercellese e del Novarese curandone la sistemazione ed il ritorno e procurando occasioni di lavoro a lavoratrici che versavano in gravi difficoltà.  

Sicuramente i tempi sono cambiati ma è guardando a quelle esperienze che possiamo pensare ad un sindacato che ritorni ad aprirsi di più alla società, che formuli proposte per il superamento dei problemi. Lui ha sempre pensato ad un sindacato della gente, dei deboli e dei più poveri.

Le sue battaglie oggi sono le nostre battaglie perché propri qui al Sud occorre un sindacato diverso e protagonista per guidare i processi di innovazione e modernizzazione. Occorre che il sindacato ponga di nuovo, con forza, la Questione Meridionale perché la politica oggi pare imprigionata, ridotta alla salvaguardia della propria poltrona, del proprio spicchio di privilegio.