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Ritornerà il futuro di una volta?

12/05/2020


COVID-19, la malattia causata dal coronavirus SARS-CoV-2, ha fatto la propria irruzione in Italia il 29 gennaio 2020. Sia l'una che l'altro erano probabilmente presenti da tempo nel nostro Paese. Con la fine del periodo di lockdown, inizia ora per noi tutti una nuova fase e una “nuova normalità” COVID-19.
In questa “nuova normalità”, la gran parte di noi deve tornare a vivere in un contesto sociale (per lavorare, produrre, svagarsi) e allo stesso tempo deve difendersi dal contagio. Sarà perciò necessario convivere con il virus e cambiare ̶  talora radicalmente, in tutti i casi velocemente  ̶  modalità di lavoro, abitudini, stili di vita.
Conosciamo la data d'inizio della “nuova normalità” in Italia, 4 maggio 2020. Nessuno al momento è in grado di prevedere se e quando il futuro tornerà a essere quello di una volta.
La normalità nuova e diversa dalla precedente è una necessità. In assenza di vaccino e farmaci specifici, l'unica difesa efficace è rappresentata dal distanziamento sociale e dai dispositivi di protezione individuale, primi tra tutti le mascherine.

La ricerca del vaccino

Da alcuni mesi è in atto una corsa senza precedenti per identificare e sviluppare un vaccino efficace e sicuro, in grado di rendere immune la popolazione nei confronti di SARS-CoV-2, per un periodo sufficientemente lungo, almeno un anno.
Ad aprile, la ricerca sul vaccino comprendeva 115 vaccini candidati, 11 dei quali avevano avviato i primi test sull'uomo.
In circostanze normali, la maggior parte dei programmi di sviluppo di un nuovo vaccino può richiedere fino a 10-15 anni. Pur in presenza di processi accelerati e in parte svolti in parallelo, si stima in almeno 12-18 mesi il tempo necessario per completare lo sviluppo di un vaccino SARS-CoV-2 efficace e sufficientemente sicuro per procedere alla sua produzione di massa.
La condizione necessaria da assicurare per un vaccino destinato a miliardi di persone è la sua dimostrazione di sicurezza, che richiede il trattamento di una popolazione ampia e un periodo di osservazione adeguato. Tempi inferiori a quelli stimati dagli esperti possono essere ottenuti solo a scapito della dimostrazione di sicurezza.
Altrettante sono le incognite sui tempi della produzione e della conseguente vaccinazione di massa della popolazione, una volta che sia disponibile un vaccino efficace e sicuro. Quanto tempo passerà dalla vaccinazione del primo soggetto al termine della vaccinazione di metà della popolazione mondiale? Questo dipende dal numero di dosi necessarie per l'immunizzazione (raddoppiate nel caso di vaccinazione che debba utilizzare 2 dosi), dalla velocità di produzione del vaccino e dal numero di siti impegnati.
L'esperienza insegna inoltre che il Paese nel quale avviene la produzione di un bene critico in situazioni di emergenza (si tratti di mascherine, antibiotico o vaccino) rende disponibile tale bene prima per sé, successivamente per altri Paesi. In tale contesto, l'immunità di un Paese rispetto a un altro potrà rappresentare un fattore straordinario di competitività strategica, in grado di modificare flussi economici e turistici. È pertanto auspicabile che la produzione di uno o più vaccini venga estesa al maggior numero di siti produttivi possibili e che l'allocazione del vaccino tra i Paesi venga decisa attraverso accordi globali tra i diversi Paesi del mondo.
Vi sono altre criticità da affrontare. La vaccinazione non potrà essere disponibile per tutti allo stesso tempo e pertanto sarà necessario adottare criteri di priorità. Quali? Chi saranno i primi? Le persone a rischio più elevato di malattia grave? Oppure le persone a maggior ‘valore' produttivo? 
Produrre un vaccino è un processo più lungo e impegnativo rispetto alla produzione di farmaci chimici. Se le fabbriche sono impegnate a produrre il vaccino SARS-CoV-2, non potranno produrre i vaccini per numerose malattie del bambino, dell'adolescente e dell'anziano, tutti soggetti che pertanto potrebbero trovarsi esposti al rischio d'infezioni non meno gravi di quella dalla quale si stanno proteggendo. 

La “nuova normalità” COVID-19 

La convivenza con il virus durerà fino a quando non sarà disponibile la vaccinazione o si svilupperà un'“immunità di gregge”. In entrambi i casi, si tratta di situazioni che superano l'anno in corso e il prossimo. Fino ad allora, saremo nella “nuova normalità”, la cui parola chiave è “distanziamento”.
Si dovrà ̶  attraverso diverse misure di contenimento ̶  rallentare l'epidemia, per consentire al sistema sanitario di fronteggiare la situazione e sostenere con ossigeno e ventilazione artificiale i pazienti con insufficienza respiratoria grave, per permettere al loro sistema immunitario di superare l'infezione.
Seppur sia prevedibile una seconda ondata epidemica, le misure adottate potranno ridurne le dimensioni, mentre le maggiori conoscenze sul virus e l'esperienza sanitaria maturata in questi mesi permetteranno di trattare i pazienti gravi con maggior efficacia e successo.
Tutte le epidemie hanno comunque una fine, anche se alcune possono lasciare un mondo molto diverso da quello precedente.
In assenza di un vaccino, si potrà porre termine all'epidemia attraverso l'“immunità di gregge”, ma in modo lento e graduale.
Avendo questa consapevolezza, dobbiamo evitare di cedere al falso ottimismo e progettare al meglio il lavoro e lo stile di vita, per essere preparati ai nuovi scenari del dopo COVID-19.
Sarà un mondo diverso, nel quale la ripresa delle abitudini ‘buone' del passato si accompagnerà al mantenimento di quanto abbiamo appreso in positivo durante l'epidemia.
Riprenderanno molte delle abitudini precedenti, soprattutto quelle legate alla socialità (cinema, teatri, stadi, concerti, congressi). Ma si manterranno altre modalità che molti hanno scoperto in questa fase di crisi, caratterizzate da nomi preceduti o seguiti da Tele, Smart, Digital. Il COVID-19 rappresenta un grande catalizzatore di trasformazione digitale. Molte persone hanno imparato a utilizzare sistemi di videochiamata e di videconferenza e si sono stupiti della loro facilità d'uso e dell'efficacia della comunicazione. Molte persone sono state visitate attraverso sistemi di Telemedicina e Medicina Digitale e hanno ricevuto le prescrizioni di farmaci via mail, senza doversi recare fisicamente dal medico per portare esami o referti. Molte imprese hanno iniziato ad adottare lo Smart Working, un modello di lavoro che attraverso l'accesso ai sistemi informativi aziendali, l'uso di videoconferenze e videochiamate e di sistemi vari di comunicazione, permette di lavorare con la medesima produttività al di fuori delle sedi aziendali.
La “nuova normalità” sta per iniziare. Se ciò che distingue l'uomo dalle altre specie animali è la sua capacità di adattamento, ora ci attende un periodo nel quale possiamo non solo predicare tale capacità, ma anche e soprattutto praticarla.


Si  ringrazia la FNP 

fonte sito FNP - sito www.pensionati.cisl.it