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Il coronavirus mette a rischio i progressi della longevità

14/05/2020


Sono molti gli effetti che l'attuale pandemia sta causando a tutti i livelli e ancora non si ha consapevolezza della loro reale portata. A questo proposito l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiamato l'attenzione sull'ulteriore rallentamento dei progressi ottenuti nella longevità, nello stato di salute e verso gli obiettivi di sviluppo globale quale conseguenza del coronavirus. 

L'aspettativa di vita e l'aspettativa di vita sana sono aumentate, ma in modo diseguale. I principali miglioramenti sono stati registrati nei Paesi a basso reddito, nei quali l'aspettativa di vita è aumentata del 21%, pari a 11 anni, tra il 2000 e il 2016. Nei Paesi a reddito più elevato l'aumento è stato del 4%, pari a 3 anni. La maggior parte dei progressi si sono registrati nella lotto contro Hiv, malaria, tubercolosi, nonché diverse malattie tropicali trascurate. Anche la migliore assistenza sanitaria materna e infantile ha dimezzato la mortalità dei bambini tra il 2000 e il 2018.
Ma in diverse aree, i progressi sono ora in una situazione di stallo. La copertura vaccinale, ad esempio, è aumentata a malapena negli ultimi anni e si teme che i miglioramenti ottenuti per la malaria possano essere invertiti. C'è una carenza complessiva di servizi per prevenire e curare malattie non trasmissibili come cancro, diabete, malattie cardiache e polmonari e ictus. Nel 2016, il 70% di tutti i decessi nel mondo erano attribuibili a malattie non trasmissibili, con la maggior parte dei decessi (85%) avvenuti in Paesi a basso e medio reddito.
Questi progressi disomogenei rispecchiano ampiamente le disparità nell'accesso a servizi sanitari di qualità. Solo metà della popolazione mondiale è stata in grado di ottenere servizi sanitari essenziali nel 2017. Tale copertura nei Paesi a basso e medio reddito rimane ben al di sotto di quella nei Paesi più ricchi, così come la percentuale del personale sanitario. Oltre il 40% dei Paesi, conta meno di 10 medici per 10.000 persone; oltre il 55% dei Paesi ha meno di 40 infermieri e ostetrici ogni 10.000 abitanti.

In base alle tendenze attuali, l'OMS stima che nel 2020 circa 1 miliardo di persone (quasi il 13% della popolazione mondiale) spenderà almeno il 10% del proprio budget familiare per l'assistenza sanitaria.
La maggior parte di queste persone vive in Paesi a basso reddito.
Da tali dati risulta evidente per l'OMS l'urgenza di promuovere la copertura sanitaria universale quale strumento per affrontare le future emergenze sanitarie.


Si  ringrazia la FNP 

fonte sito FNP - sito www.pensionati.cisl.it