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Istat: le giornate durante il lockdown 

10/06/2020


L'Istat ha pubblicato i risultati dell'indagine condotta tra il 5 e il 21 aprile 2020 sulla fase 1 dell'emergenza coronavirus.

L'obbligo di restare a casa ha stravolto la quotidianità dei cittadini e ha avuto un forte impatto sulla loro giornata e sul loro modo di passare il tempo. Il primo effetto è stato quello di ripiegare sulle attività possibili all'interno delle mura domestiche senza rinunciare alla creatività e di cogliere questa occasione per fare sperimentazioni e dedicarsi a quanto rimandato da tempo.

Uno sguardo complessivo su come i cittadini hanno utilizzato il loro tempo in un giorno medio della Fase 1 restituisce l'immagine di una giornata comunque ricca e varia.
Ordinando le attività in base alla percentuale di cittadini che le svolgono, al di là delle attività fisiologiche (dormire, mangiare, lavarsi, ecc.) che sono comuni a tutti, il dato che emerge con evidenza è che la quasi totalità della popolazione è riuscita a dedicarsi ad attività di tempo libero (98,3%).

Il 76,9% ha svolto lavoro familiare (pulizia della casa, cura dei conviventi, ecc.). Solo il 28% è uscito per vari motivi (passeggiata, andare al lavoro, a fare la spesa). Ha lavorato il 16,7% della popolazione e studiato l'8% (quota che sale al 61,9% tra gli studenti di 18 anni e più).
Sebbene le attività fisiologiche siano svolte da tutti, anche in questo caso la quotidianità si è modificata per i cittadini, principalmente perché è stato possibile dedicarvi più tempo del solito.

Innanzitutto, un terzo dei cittadini si è svegliato più tardi e un quinto ha dormito di più. Soprattutto gli uomini rispetto alle donne hanno approfittato della possibilità di riposare di più (23% contro 17,6%) e di prendersela più comoda al risveglio (36,8% contro 30,8%).

Per quanto riguarda il consumo dei pasti, anche se oltre i due terzi dei rispondenti non hanno riscontrato variazioni nel tempo dedicato, più di un cittadino su quattro (27%) ritiene invece di avere impiegato più tempo per fare colazione, pranzo o cena. I pasti sono diventati momenti conviviali anche nei giorni feriali a fronte della presenza della famiglia al completo più spesso che in altri periodi.

La quota di quanti hanno dedicato più spazio a queste attività rispetto al periodo precedente è più alta tra i più giovani (41,8% tra i 25-34enni) e decresce con l'età. È interessante notare che un quarto della popolazione ha dichiarato di aver mangiato maggiori quantità di cibo e sono proprio i più giovani ad averlo fatto di più (39,5%).

Situazione analoga sul fronte della cura della persona (lavarsi, pettinarsi, truccarsi, ecc.), alle quali il 20% dei rispondenti ha dedicato più tempo: la quota è più alta tra le donne (23,6%) rispetto agli uomini (16,2%).

La cura dei figli occupa il 7,9% dei cittadini, con minime differenze tra uomini e donne. Questo dato riportato alla popolazione che ha figli consente di evidenziare come questo tipo di attività sia stato molto impegnativo in quanto svolto dall'85,9% della popolazione con figli tra 0 e 14 anni.

Questa, tra l'altro, è stata indicata più frequentemente delle altre come l'attività cui è stato dedicato più tempo rispetto alla situazione pre-Covid: 67,2% di chi l'ha svolta. Solo per il 29,5% delle persone il tempo in questo ambito non è variato.

n una giornata della Fase 1 dell'emergenza Covid-19 hanno lavorato circa 8 milioni e 400 mila persone: meno di due su dieci. Si tratta di una quota dimezzata rispetto a quella rilevata nel corso di indagini analoghe che indicano circa un 34% di persone impegnate in attività lavorative nel corso della giornata.

Il 44,0% di chi ha lavorato lo ha fatto da casa. La connessione a Internet come strumento di lavoro è stata utilizzata dalla quasi totalità degli home workers (95,8%). Il tempo di lavoro è rimasto invariato rispetto a una giornata simile del periodo pre-Covid per il 60,2% del totale di chi ha lavorato, è diminuito per il 26% ed è cresciuto per il 13,7%.

Passando a considerare le attività di tempo libero, quella che ha coinvolto il maggior numero di cittadini riguarda l'uso dei mezzi e dispositivi (93,6%) che, nella fase 1, sono stati un indispensabile canale di aggiornamento sull'evoluzione della situazione oltre che di intrattenimento.

La TV, vista dal 92% dei cittadini, si conferma la compagna di viaggio soprattutto nei momenti più difficili e per le categorie più vulnerabili: i livelli i più elevati si sono osservati tra la popolazione anziana di 65 anni e più che, nella quasi totalità dei casi, ha fruito di questo mezzo di comunicazione (96,2% dei casi). 

Tra coloro che ne hanno fruito nel corso della giornata, quasi uno su due (45,9%) ha dedicato più tempo del solito alla fruizione del mezzo televisivo. Sono soprattutto i giovani fino a 34 anni e le persone nelle classi di età centrali ad avere visto la TV in misura maggiore rispetto al periodo precedente: 53,2% tra i 18 e i 34 anni e 50,1% tra i 35 e 54 anni. 

Il 22% circa ha ascoltato la radio, con livelli più elevati di ascolto tra le persone di età compresa tra 55 e 64 anni (27,1%). Poco meno di uno su tre ha dedicato più tempo alla fruizione di questo mezzo di comunicazione.

L'altra attività di tempo libero più praticata sono stati i contatti sociali, ovviamente tramite i canali consentiti. Tre cittadini su quattro hanno curato le loro relazioni sociali come hanno potuto, in un momento in cui le visite e gli incontri a familiari e amici non erano consentiti.

Il 62,9% ha sentito telefonicamente o tramite videochiamate i propri parenti: lo hanno fatto soprattutto le donne (68,4% rispetto al 57% degli uomini). Anche i rapporti con gli amici sono stati curati attraverso questi due canali: lo ha fatto un cittadino su due, senza significative differenze in base al genere.

La cura dei rapporti sociali, come registrato per le attività di cura dei figli, fa registrare un diffuso incremento del tempo dedicato. Il 63,5% di chi ha sentito amici vi ha dedicato più tempo del solito. Analogamente il 59,6% di chi ha sentito i parenti ha dedicato a questa attività più tempo di quanto accadeva nel periodo precedente al lockdown.

Tra le attività di svago a cui si sono dedicati maggiormente gli adulti di 35-64 anni si trovano la preparazione di pizza, pane, dolci (54,6%), i lavori di manutenzione casa (47,2%), il giardinaggio (32,8%), i giochi con le carte (25,9%) e il canto (24,8%).

Si registrano peculiarità legate al genere: tra le donne, infatti, è risultata più diffusa la preparazione di pane, pizza e dolci (69,4% contro 39,3%) e il canto (28,3% contro 21,1%); tra gli uomini, invece, le attività di manutenzione della casa (55,5% contro 39,1%) e l'abitudine a giocare ai videogiochi (24,8% contro 15,7%).

Tra le persone di 65 anni e più si è registrato un interesse oltre che verso la preparazione di pane, pizza e dolci (44,9%), anche per il giardinaggio (36,7%), le attività di manutenzione della casa (31,9%), il cucito/ricamo/maglia (27,3) e i giochi di carte (26,1%).

Anche nel caso degli anziani si osservano differenze di genere: come per le ragazze anche tra le donne di 65 anni e più al primo posto della graduatoria delle attività si colloca la preparazione di prodotti di panificazione e di dolci (60,9%); al secondo posto il cucito/ricamo/maglia (45%) che ha riguardato, invece, solo il 4,5%degli uomini in questa fascia d'età.

Tra gli uomini, ai primi posti vi sono le attività di manutenzione casa (40,4%) e il giardinaggio (36,8%). La preparazione di prodotti lievitati, seppur non coinvolgendo la quota maggioritaria degli uomini in questa fascia di età, ha comunque riguardato quasi il 25%. È questa, dunque, l'attività del tempo libero che più ha interessato trasversalmente il Paese.

Si  ringrazia la FNP 

fonte sito FNP - sito www.pensionati.cisl.it


Approfondimenti

Fase 1 Le giornate in casa durante il lockdown.pdf