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Salute mentale, l'impatto della pandemia sulla popolazione anziana

02/11/2020


L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che nel mondo quasi un miliardo di persone convive con un disturbo mentale e 800.000 sono i decessi per suicidio: uno ogni 40 secondi!

Il suicidio è tra le prime 20 principali cause di morte per persone di tutte le età e la terza tra i ragazzi e ragazze di 15-19 anni. Inoltre, per ogni suicidio bisogna considerare gli effetti negativi su tutte le persone che ne vengono colpite di riflesso (amici, parenti, colleghi).

Questi numeri, purtroppo, sono destinati a mutare radicalmente a causa dell'impatto che la pandemia di COVID-19 sta avendo sulla popolazione di tutto il mondo e, verosimilmente, la domanda di interventi psicosociali aumenterà notevolmente nei prossimi mesi ed anni.

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità che monitora costantemente la situazione, durante il lockdown sono aumentati i livelli di ansia, depressione e sintomi legati allo stress derivanti dall'isolamento e dalla paura del contagio.

La pandemia ha messo a dura prova le operatrici e gli operatori sanitari, gli studenti, i familiari dei pazienti colpiti da COVID-19, le persone anziane e i loro familiari, le persone affette da disturbi mentali e più in generale le persone che versano in condizioni socioeconomiche svantaggiate come lavoratori e lavoratrici i cui mezzi di sostentamento sono venuti meno o sono fortemente minacciati.

Numerosi studi mostrano che la perdita del lavoro è tra le principali cause di una cattiva salute mentale. Ma, a prescindere dalla pandemia, nei Paesi a basso e medio reddito oltre il 75% delle persone con disturbi mentali o neurologici e con problemi di abuso di sostanze, non vengono curate e le discriminazioni e violazioni dei diritti umani sono molto diffuse.

Per questa grave situazione l'OMS celebra il 10 ottobre di ogni anno la Giornata mondiale della salute mentale 2020 con l'obiettivo di sensibilizzare governi e popolazione sull'importanza di questo settore della sanità. Inoltre, il 10 dicembre prossimo, dalle 16 alle 19, si terrà online il “Big Event for Mental Health” (Il Grande Evento per la salute mentale), su WHO's, Facebook, Twitter, LinkedIn, YouTube e TikTok, durante il quale personaggi famosi, leader nazionali e internazionali si alterneranno per parlare del loro impegno sul tema e dei risultati raggiunti.
In occasione dell'edizione 2020 della Giornata che ha come tema “Salute mentale per Tutti, maggiori investimenti – migliore accesso per tutti, ovunque”, i sistemi di sorveglianza PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) e PASSI d'Argento dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), che hanno l'obiettivo di effettuare un monitoraggio a 360 gradi sullo stato di salute della popolazione adulta italiana, hanno pubblicato una scheda tematica sulla depressione, sull'insoddisfazione per la propria vita e sull' isolamento sociale delle persone anziane.
Ecco una breve sintesi.

Depressione
L'OMS definisce la depressione uno dei 4 “giganti” della geriatria. Dai dati PASSI d'Argento raccolti nel quadriennio 2016-2019, si stima che 13 ultra 65enni su 100 soffrono di sintomi depressivi.
Fra queste persone, oltre alla salute psicologica, anche quella fisica risulta decisamente compromessa e la gran parte di loro riferisce di sentirsi “male o molto male” (45%) o appena “discretamente” (47%).
I sintomi depressivi sono più frequenti con l'avanzare dell'età (raggiungono il 22% dopo gli 85 anni), nella popolazione femminile (17% versus quella maschile 9% ), tra le classi socialmente più svantaggiate per difficoltà economiche, bassa istruzione, tra chi vive solo (16%) e fra le persone con diagnosi di patologia cronica (26% in chi riferisce due o più patologie croniche, contro 7% di chi non ne ha).
Una discreta quota di persone con sintomi depressivi (26%) non chiede aiuto, chi lo fa si rivolge ai propri familiari/amici (23%) o a un medico/operatore sanitario (17%) e nella maggior parte dei casi (34%) a entrambi, medici e persone care.
La variabilità regionale descrive prevalenze maggiori di sintomi depressivi in alcune Regioni del Centro-Sud come la Campania (22%), l'Umbria (19%), la Puglia e la Sicilia (16%), dove si registrano valori significativamente più alti della media nazionale.

Insoddisfazione per la propria vita
Da alcuni decenni, la felicità nell'accezione originale è intesa e misurata come “soddisfazione della vita”. Dai dati raccolti nel quadriennio 2016-2019, si stima che il 21% degli intervistati si ritiene poco o per niente soddisfatto. Questa quota è più elevata fra i più anziani (17% fra i 65-74enni, 26% nella fascia 75-84 anni e 32% fra gli ultra 85enni), tra le persone che dichiarano di arrivare a fine mese con molte difficoltà economiche (47% contro il 27% di chi riferisce qualche difficoltà e 12% in chi non ne ha), tra chi vive solo (27% contro 19% di chi vive con parenti o amici), tra i meno istruiti (27% contro 11% di chi ha la laurea) e nella popolazione femminile (25% contro 16% degli uomini).
Gli ultra 65enni che riferiscono una condizione di maggiore insoddisfazione sono quelli che percepiscono come cattivo il proprio stato di salute (75%), che hanno 3 o più patologie croniche (47%), problemi di disabilità (59%) e non sono ben integrati socialmente (25%), in quanto dichiarano di non partecipare ad attività con altre persone e/o fare corsi di formazione per adulti come un corso di inglese, di cucina, di computer o corsi presso l'Università della Terza età.

Isolamento sociale
L'isolamento sociale può incidere notevolmente sulla qualità della vita, la ricchezza delle relazioni, può compromettere le attività quotidiane e il soddisfacimento delle principali necessità. La sorveglianza PASSI d'Argento valuta sia la partecipazione a incontri collettivi, sia il solo fare quattro chiacchiere con altre persone e considera a rischio di isolamento sociale la persona che in una settimana normale non ha fatto nessuna di queste attività.
Nel quadriennio 2016-2019, si stima che circa 2 ultra 65enni su 10 vivono in una condizione di isolamento sociale. In particolare il 20% della popolazione dichiara che, nel corso di una settimana normale, non ha avuto contatti, anche solo telefonici, con altre persone ed il 70% non partecipa a incontri collettivi presso punti di aggregazione come il centro anziani, il circolo, la parrocchia o le sedi di partiti politici e di associazioni.
La condizione di isolamento sociale è più frequente fra gli ultra 85enni, tra chi ha un basso livello di istruzione e maggiori difficoltà economiche. Non emergono differenze significative per genere. Le Regioni in cui questa problematica risulta più forte si trovano al Centro e nel Meridione.

Questo quadro ha stimolato la riflessione all'interno della nostra Organizzazione, che deve affrontare tali problemi a partire dai cambiamenti derivanti dall'attuale stato di emergenza epidemiologica.
La FNP si è attivata al suo interno per capire cosa è meglio fare per il benessere delle/i nostre iscritte/i e attraverso l'analisi dei bisogni poter progettare servizi innovativi facendo uso delle nuove tecnologie, ad esempio realizzare incontri di socializzazione e sostegno sul web, segretariato sociale e informazione a distanza, video didattici sia teorici che pratici dedicati al tema della salute psico-fisica, formazione continua e alfabetizzazione digitale, spazi culturali e ricreativi da offrire sempre tramite web, servizi di ascolto telefonico etc.
Il nostro ruolo è anche fare rete con tutti gli attori presenti sul territorio: enti locali, famiglie, associazionismo, scuola, volontariato, attraverso il metodo della sussidiarietà verticale e orizzontale che la legge n. 328 del 2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”, di cui quest'anno si celebrano vent'anni dalla sua nascita, continua ad auspicare.

Si  ringrazia la FNP 

fonte sito FNP - sito www.pensionati.cisl.it